23 gennaio 2012

AO2012 - DAY 7/8: IL MEGLIO E IL PEGGIO


Ieri purtroppo non ho potuto scrivere per problemi con la connessione, quindi ho deciso di unire nel stesso pezzo qualche spunto sulla giornata di ieri e su quella odierna. Eccovi quindi una selezione del meglio e del peggio che gli ultimi due giorni 'australiani' ci hanno riservato.

TRE COSE DA RIVEDERE:

- Il sorprendente successo della Makarova. Solo l'altro ieri mi 'lamentavo' dello scarso equilibrio presente nel torneo femminile - che aveva visto avanzare senza il minimo problema tutte le favorite - ed ecco la meno attesa delle sorprese. Serena Williams messa al tappeto dalla russa Ekaterina Makarova, numero 56 della classifica mondiale. Arrivata negli ottavi di finale a fari spenti, la ventitreenne moscovita ha colto il più importante successo della sua carriera (sia perché gli vale i quarti sia per il livello dell'avversaria battuta), piazzando quello che, sin qui, è il più grande exploit dell'intera competizione. Pessima la prestazione della statunitense, autrice di 37 errori gratuiti (fra cui sette doppi falli, alcuni dei quali molto pesanti), ma comunque parecchi i meriti della russa, brava a non permettere mai alla più quotata avversaria di entrare in partita. Da sottolineare anche il punteggio con il quale si è imposta: un 6-2 6-3 che non lascia spazio a ulteriori commenti.

- Sara Errani ai quarti di finale. Ho già parlato della romagnola sia sabato che giovedì, ma penso valga la pena farlo di nuovo.  Per la prima volta in carriera 'Sarita' è ai quarti di finale in un torneo del Grande Slam. E ha raggiunto questo traguardo con la grinta e con i denti, lasciando le briciole a una giocatrice temibile quale la cinese Jie Zheng, recente vincitrice nel Wta di Auckland e già semifinalista sia a Melbourne che sull'erba di Wimbledon. Ora Sara è attesa dalla ceca Petra Kvitova, numero due del mondo solo per il computer, e molto probabilmente il suo torneo terminerà, ma la gioia per le soddisfazioni che si è tolta in questi giorni, quella no, non terminerà mai. Se lo merita, e meriterebbe anche altro spazio, ma nei notiziari sportivi, purtroppo, quello viene dato al calcio mercato. Inutile parlarne, siamo alle solite.

- Il lob di Novak Djokovic. Un colpo che non a caso è stato decretato 'Shot of the day' dell'ottava giornata di gare. Nel suo match contro Lleyton Hewitt il campione serbo ha trovato una splendida soluzione, infilando con un lob l'avversario sceso a rete con una demi volèe tutt'altro che semplice e ben piazzata. Da notare la grande coordinazione e i riflessi di 'Nole', che, preso in controtempo e in una situazione di equilibrio precario, ha estratto il coniglio dal cilindro, trovando il modo per far suo il punto.

TRE COSE DA NON RIVEDERE:

- La pallata di Almagro a Berdych... Tirare addosso all'avversario nel tennis è permesso, ed è anche un modo (sempre che lo riusciate a beccare) per avere immediatamente il punto. Non farlo, però, è sicuramente meglio, e chi ha un po' di buon senso lo sa benissimo. Questo probabilmente non è però il caso dello spagnolo Nicolas Almagro, che nel quarto set del suo incontro di ottavi di finale contro Tomas Berdych (perso 4-6 7-6 7-6 7-6) ha centrato su un braccio (e neanche troppo involontariamente) il tennista ceco, scatenandone l'ira. "Il campo è molto grande", la reazione di Berdych. E, in effetti, di spazio per passarlo ce n'era parecchio. 

- ...e la brutta reazione del ceco. Brutto il colpo di Almagro ma pessima la reazione del numero sette del mondo, che inizialmente se n'è proprio fregato delle scuse del rivale, poi l'ha mandato 'a quel paese' in mondovisione, e quindi, pochi minuti dopo, ha rifiutato la stretta di mano al termine dell'incontro. Un comportamento in parte giustificato dal 'torto' subito, ma comunque da evitare, anche alla luce dell'esito (per lui positivo) dell'incontro.

- Il numero eccessivo di ritiri. Sono stati ben nove nel solo torneo maschile, tredici se si guarda anche al draw femminile. Un record negativo che non è assolutamente un buon segno, anche perché, rispetto a qualche anno fa, non c'è più il problema delle superficie. Il Rebound Ace di una volta si scaldava parecchio, finendo quasi per appiccicarsi alle scarpe dei giocatori, e diventando quindi un problema. Il Plexicushion attuale, invece, non dà alcun fastidio in questo senso. E allora dove andare a cercare le cause di tutti questi infortuni? E pensare che siamo solo al primo grande appuntamento della stagione...

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