17 gennaio 2012

AO2012 - DAY 2: IL MEGLIO E IL PEGGIO


Altra giornata di grande tennis a Melbourne. Oggi non sono riuscito a rimanere sveglio tutta la notte (le fatiche della precedente si sono fatte sentire), ma quello che c'era da vedere l'ho visto. Eccovi quindi le mie personalissime Top 3 e Flop 3 (esiste la Flop 3? Va beh, da oggi sì) del secondo giorno del torneo.

TRE COSE DA RIVEDERE:

- Il grande Golubev vincitore su Youzhny. Purtroppo l'incontro tra Andrey Golubev e Mikhail Youzhny non è stato ripreso dalle telecamere, ma un match che dura 4 ore e 53 minuti e finisce con il punteggio di 7-5 6-7 6-4 4-6 6-3, ne siamo certi, è stato sicuramente molto avvincente. E la cosa più importante è che a vincere sia stato il kazako di Bra, giocatore dal talento cristallino ma scivolato lontano dalle posizioni che contano a causa di un 2011 disastroso, nel quale l'allievo di Massimo Puci ha buttato al vento tutto (o quasi) ciò che aveva costruito in un 2010 a dir poco sorprendente, tanto da essere costretto a giocare le qualificazioni. La grande dimostrazione di carattere odierna (contro un giocatore con il quale in passato aveva perso quattro volte su quattro) gli restituisce una preziosissima dose di fiducia, nella speranza che il 2012 lo riporti in alto nel ranking. Secondo turno da vedere (speriamo) contro Richard Gasquet.

- La grinta di Lleyton Hewitt. Opposto all'emergente tedesco Cedrik-Marcel Stebe (vincitore alla fine dello scorso anno delle Atp Challenger Finals), l'idolo locale si è portato in vantaggio per due set (7-5 6-4), salvo poi perdere lucidità dal punto di vista fisico, e iniziare a subire il tennis del rivale. Il mancino di Mühlacker, 22 anni il prossimo ottobre, ha così conquistato il terzo set per 6-3, e si è involato sul 5-1 nel quarto, gelando la Rod Laver Arena. Ma se ci sono due cose che 'Rusty' non ha perso con il passare degli anni, quelle sono grinta e carattere, tanto che, ad un passo dal quinto set, l'australiano ha rimesso in piedi la frazione punto dopo punto, sino a ribaltarne l'esito con un parziale di sei giochi consecutivi, e chiudere l'incontro in poco meno di quattro ore di gioco. Chiunque (o quasi) in quella situazione avrebbe tirato i remi in barca per tenersi fresco per il quinto set. Lui no, e ne ha avuto ragione. Chapeau!

P.s. Occhio a Stebe, arriverà presto.

- Errani e Vinci in grande spolvero. Esordio migliore non si poteva chiedere a Roberta Vinci e Sara Errani, le due azzurre in gara nella giornata di oggi, le quali hanno superato senza il minino problema i propri impegni, confermando come difficilmente perdano quando hanno la possibilità di vincere (e nonostante sembri scontato non è affatto una cosa da poco). È vero che partivano ambedue nettamente favorite, ma la superiorità di classifica va poi tradotta sul campo e il modo in cui sono maturate le vittorie lascia ben sperare per i prossimi incontri. Sia Roberta che Sara sono attese da un match complicato, rispettivamente contro la cinese Jie Zheng (fresca della vittoria ad Auckland) e la russa Nadia Petrova (29), ma siamo certi che riusciranno a giocarsi le proprie carte e, perchè no, a raggiungere il terzo turno. Se lo meritano entrambe. 

TRE COSE DA NON RIVEDERE:

- La caporetto azzurra (al maschile). Sette giocatori impegnati nel primo turno e sei sconfitte. Male, malissimo. Certo, per tre dei nostri (Lorenzi, Viola e Volandri) vincere era difficile, per altri due (Seppi e Fognini) complicato, ma il risultato - anche se l'Australian Open non è mai stato il torneo più favorevole ai nostri - è decisamente insufficiente. In più ha perso anche Starace, che poteva (doveva?) vincere contro il giapponese Tatsuma Ito, giocatore indubbiamente alla sua portata. Se il campo fosse stato rosso, ne siamo certi, sarebbe finita con un triplice 6-2. Non è andata così, e non è un problema di tennis. Per fortuna (e non smetteremo di dirlo) c'è Cipolla, il piccolo grande Flavio, che si sta un po' troppo spesso travestendo da salvatore degli italiani per continuare a non essere considerato dal capitano di Coppa Davis. Ma in classifica è il quinto dei nostri, e da noi, purtroppo, conta sempre solo quella.

- La seconda palla di Lorenzi. Non se la prenda il buon Paolino, giocatore che merita una stima smisurata per gli importanti traguardi che è riuscito a raggiungere con impegno e dedizione, ma vincere due soli punti sulla propria seconda palla, in dieci turni di servizio, è decisamente troppo poco, anche con un gran ribattitore come Djokovic dall'altra parte della rete. Il senese ha conquistato subito un break di vantaggio, portandosi sul 2-1, per poi perdere 17 (!) giochi consecutivi. Nel secondo e nel terzo set nessun punto conquistato con la seconda, probabilmente anche per la scelta discutibile di servire sempre (o quasi) al corpo dell'avversario, senza cercare variazioni che in certe situazioni di punteggio - e con nulla da perdere - potevano regalargli qualcosina in più. 

- La prova di Lukas Rosol. Il ceco, opposto al tedesco Philipp Petzschner, avrà pure ceduto consecutivamente un game in meno di Lorenzi, ma è andato molto vicino a diventare il primo giocatore a subire un triplice 6-0 agli Australian Open. In un Major ciò non accade dal secondo turno del Roland Garros 1993, quando Sergi Bruguera rifilò il 'triple bagel' al francese Therry Champion (già il cognome è tutto un programma), e per Rosol sarebbe stato un vero smacco, per almeno due motivi. Innanzitutto perché il divario fra lui e il rivale tedesco non è poi così marcato (anzi), e inoltre perché subire nove break consecutivi, con il grandissimo servizio di cui è dotato, è davvero molto molto complicato. Capita a tutti di perdere la testa, ma non così a lungo. Fortunatamente (per il ceco) Petzschner, avanti 6-0 6-0 4-0, ha provato compassione, cedendogli due game ed evitandogli così una figura ancor più magra.

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