13 dicembre 2011

ALJAZ, GEMELLO BUONO


[Articolo apparso su www.tennis.it]

Un profilo del 22enne sloveno Aljaz Bedene, il quale, nonostante debba combattere con la cattiva sorte oltre che con gli avversari, sta pian piano riuscendo a emergere, e si è già fatto notare nel circuito Atp

Se accostiamo la parola gemelli al mondo del tennis, a tutti gli appassionati non possono che venire in mente Bob e Mike Bryan, da anni dominatori assoluti della classifica mondiale di doppio. Ma – e questo forse lo sanno in pochi – gli statunitensi non sono l’unica coppia di gemelli presenti nella classifica Atp. Anzi, si trovano in buonissima compagnia. Oltre a loro ci sono infatti i thailandesi Sanchai e Sonchat Ratiwatana, anch’essi specialisti del doppio, gli emergenti lettoni Martins e Janis Podzus (recentemente quartofinalisti al prestigioso Orange Bowl Under 18), e i ventiduenni sloveni Aljaz e Andraz Bedene. Se però le prime tre coppie di gemelli hanno un livello di gioco pressoché identico, lo stesso non si può dire per questi ultimi, in quanto Andraz è numero 843 del mondo, mentre Aljaz, nonostante la cattiva sorte gli abbia più volte messo i bastoni fra le ruote, è comunque riuscito a emergere a buoni livelli, ed è ormai pronto per il definitivo salto di qualità nel circuito maggiore.

Nato a Lubiana il 18 luglio del 1989, Bedene – il cui padre lavora per una società di computer, mentre la madre è dipendente del Ministero della Difesa sloveno – ha iniziato a giocare all’età di sette anni, mostrando sin da juniores una maggiore predisposizione alla vittoria rispetto al fratello. Superiorità poi confermata, oltre che dai migliori risultati ottenuti fra gli Under 18 (Aljaz è stato numero 31 del mondo e ha preso parte a tutti gli appuntamenti più importanti), anche dai due scontri fratricidi, giocati entrambi nel 2009 e conquistati in due set da Aljaz. Seguito dal 2007 da Igor Roric, Bedene ha nell’accoppiata servizio-diritto un’arma fondamentale per il suo tennis, e non potrebbe essere diversamente per uno che negli anni scorsi ha preso come esempio ‘Mano de Pedra’ Fernando Gonzalez. Tifosissimo del Real Madrid, dice di preferire il cemento, anche se i migliori risultati (fatta eccezione per la prima vittoria Atp) li ha ottenuti sulla terra battuta. Dimostrazione di grande versatilità, e quindi buon segno in chiave futura. Ad aumentare le sue credenziali anche il nome del manager, ovvero Ugo Colombini (lo stesso di Juan Martin Del Potro), uno che spesso e volentieri ci ha visto lungo nello scegliere i propri osservati.

Complice anche la fitta attività junior, Bedenè (non si scrive così, ma si pronuncia con l’accento finale) ha conquistato il primo punto Atp a 19 anni, ovvero relativamente tardi rispetto alla gran parte dei suoi colleghi, ma ciò non ha affatto influito sulla sua crescita. Una crescita scandita da tanti momenti belli ma anche da parecchi periodi di difficoltà, causati dai vari infortuni che l’hanno perseguitato negli ultimi anni. L’unica stagione senza intoppi è stata il 2009, e Aljaz e non si è lasciato scappare l’occasione di dimostrare al grande pubblico tutto il suo valore. Numero 1659 a gennaio, lo sloveno ha conquistato cinque tornei Futures e raggiunto altre due finali, chiudendo l’anno alla 303esima poltrona della classifica. Risultato che vuol dire più di 1300 posizioni scalate in 12 mesi, con un’invidiabile media di oltre 100 al mese.

Così facendo lo sloveno ha subito iniziato a toccare con mano tornei migliori, di livello più alto, e si è guadagnato un posto nelle qualificazioni di Wimbledon 2010, primo Major da professionista. Ma i Championship’s, che inizialmente apparivano come un grande traguardo, sono diventati l’inizio di un calvario. La sconfitta al secondo turno contro Marsel Ilhan, oltre a un po’ di ovvia delusione, gli ha infatti lasciato in eredità un brutto infortunio, che l’ha bloccato sulla rampa di lancio, obbligandolo a chiudere la stagione con parecchi mesi d’anticipo. Ma Bedene, sprofondato intorno alla 540esima piazza della classifica, non si è perso d’animo, riprendendo a giocare all’inizio dell’anno corrente, ed è presto tornato a cimentarsi nei challenger. Sulla terra di Caltanissetta ha raggiunto i quarti di finale, e la settimana successiva, a Barletta, ha messo tutti in fila, conquistando il primo titolo della vita, nel circolo per il quale gioca la Serie A2 italiana, e nel torneo che un anno prima lo vide vincere il primo match a livello challenger.

Ma quando sembra vicinissima la svolta tanto attesa, ancora una volta è il suo fisico a mettersi in mezzo. Aljaz si reca in Brasile per due tornei challenger, e dopo aver raggiunto la semifinale nel primo, è costretto a ritirarsi nei quarti di finale del secondo a causa di un problema al polso, che lo obbliga ad altri tre mesi di stop. Tutto (o quasi) da rifare. Di nuovo. Anche questa volta Bedene non si perde d’animo, e fa il possibile per poter giocare le qualificazioni al Roland Garros, suo torneo dei sogni. Ma la sfortuna lo perseguita, e – complice l’infortunio che non gli ha permesso di avanzare in classifica – rimane fuori di sole tre posizioni dal tabellone cadetto. Cerca allora di prepararsi al meglio per la sfida di Coppa Davis contro l’Italia, ma non ce la fa nemmeno stavolta. Viene scelto per il doppio, ma il polso lo obbliga a rinunciare, e anche quando scende in campo domenica, a risultato acquisito, non riesce a portare a termine il suo incontro con Fabio Fognini.

Sembra proprio che non gliene vada bene una, ma dopo un paio di settimane torna finalmente competitivo, e i risultati non tardano ad arrivare. Raggiunge la semifinale nel challenger andato in scena nella sua Lubiana, dove dimostra di saperci fare per davvero superando il numero uno sloveno Blaz Kavcic, prima di arrendersi al numero due Grega Zemlja. Seguono altri due tornei (nei quali raggiunge una finale in un 10mila dollari), e poi il debutto nel circuito maggiore. A Vienna Aljaz passa le qualificazioni, e al primo match Atp della carriera non si lascia sfuggire il successo, approfittando del ritiro di Ivo Karlovic, sotto di un set (7-6). Al secondo round trova Tommy Haas e conquista il primo set, ma non basta. Le vesciche alla mano destra non gli permettono di continuare al meglio, e finisce per cedere al terzo. La sorte si è nuovamente messa contro di lui, ma questa volta non a sufficienza per togliergli il sorriso, e con un’altra semifinale a livello challenger Aljaz ha chiuso l’anno alla 165esima posizione della classifica mondiale.

I top 100 distano circa 260 punti, non pochi, ma neanche un’infinità per un giocatore del suo calibro. Se poi consideriamo che avrà quasi tre mesi nei quali non dovrà difendere nulla, il traguardo appare ancor meno lontano. Il prossimo anno lo inizierà con i grandi, prima a Doha e poi agli Australian Open, e non sarebbe niente di stupefacente se riuscisse a mettersi in evidenza già in questi due appuntamenti. Senza infortuni sarebbe infatti già ben più avanti in classifica, e nel 2012 – salvo ulteriori problemi di natura fisica – avrà la prima, vera, possibilità di raggiungere le posizioni che più gli competono. La stoffa non gli manca, un po’ di buona sorte sì. Ma si sa, la fortuna gira, e quando si accorgerà di lui, ne siamo certi, una mano gliela darà più che volentieri.

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