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| (Dusan Lajovic - Foto Gabriele Villa) |
La Serbia sorride grazie alle imprese di Djokovic, ma nelle retrovie la situazione non appare delle più rosee. Il 21enne Dusan Lajovic è il migliore fra gli emergenti, e si è già fatto notare nel circuito maggiore
Negli ultimi anni la Serbia si è ritagliata un posto di primaria importanza nel tennis mondiale, tanto da essere indicata come una sorta di esempio da seguire per le altre nazioni, ma non è tutto oro quello che luccica. Per loro fortuna, infatti, i tre giocatori di vertice, ovvero Novak Djokovic, Janko Tipsarevic e Viktor Troicki, sono in grado da soli di trascinare un intero movimento (come dimostrato dal successo del 2010 in Coppa Davis), ma non per questo la situazione ‘nelle retrovie’ è da considerarsi positiva. Certo, non va dimenticato che si tratta pur sempre di una nazione dalla storia tennistica praticamente assente, ma sono comunque solo 31 (nemmeno un terzo, per fare un esempio, rispetto a quelli dell’Italia) i tennisti serbi presenti nella classifica mondiale. Inoltre, i tre citati in precedenza sono gli unici top 100, e tra la 100esima e la 300esima posizione ce ne sono solamente altri tre.
In attesa della definitiva esplosione del predestinato Filip Krajinovic, ora un po’ attardato a causa di ripetuti infortuni ma di indubbio valore in chiave futura, i serbi guardano quindi con interesse all’emergente Dusan Lajovic, numero 190 del mondo e quinto giocatore del paese (secondo l’attuale ranking Atp). Parliamoci chiaro: il ventunenne di Belgrado non ha sicuramente le potenzialità sufficienti per ricalcare le orme dell’attuale numero uno del mondo, e probabilmente nemmeno per arrivare sin dove sono giunti Tipsarevic e Troicki, ma può comunque ambire a un’onestissima carriera fra i primi 50 giocatori del ranking mondiale. Traguardo che non sarebbe affatto male per un ragazzo che ha iniziato a giocare a tennis per puro caso. Quando il piccolo Dusan aveva sette anni, infatti, l’unico sport disponibile per i ragazzi della sua età – in una Belgrado minata dalla guerra – era quello della racchetta, e fu proprio così, quasi per obbligo, che nacque il Lajovic tennista.
Un giocatore che sin da subito si è distinto per il talento cristallino, e la grande facilità nel colpire. Non a caso nella sua crescita tennistica – passata anche da Barcellona (dove si è allenato al centro della Federazione Catalana) – Dusan ha avuto come esempi prima Pete Sampras e poi Roger Federer, forse i due massimi esponenti del bel tennis, che hanno fatto del torneo di Wimbledon il giardino di casa propria. Ed è proprio per questo che il giovane serbo sogna di poter, un giorno, conquistare a sua volta i Championship’s, e piano piano sta lavorando per poterci almeno prendere parte. Numero 435 del mondo all’inizio del 2011, il giocatore allenato da Nemanja Lalic ha chiuso la stagione nei primi 200, grazie alla grandissima costanza che gli ha permesso di ben figurare per tutto l’arco dell’anno, sia sulla terra battuta che sulle superfici veloci.
Lajovic ha conquistato quattro degli otto tornei Futures ai quali ha preso parte, due sul cemento (uno all’aperto e uno indoor) e due sulla terra battuta, riuscendo addirittura, nel mese di marzo, a imporsi prima sui rapidissimi campi in Play-It di Cividino, e la settimana successiva sulla terra all’aperto di Foggia. Nel corso dell’anno si è poi messo in evidenza anche a livello challenger (raggiungendo due quarti di finale), e soprattutto nel circuito maggiore. Cinque i tornei che l’hanno visto ai nastri di partenza, uno grazie a una wild card (Belgrado), e gli altri dopo aver superato le qualificazioni (Zagabria, Umago, Mosca e San Pietroburgo). Nei primi quattro gli è andata male (anche se a Mosca si è messo in evidenza battendo Denis Istomin all’ultimo turno di ‘quali’ e lottando per tre set con il top 40 Alex Bogomolov Jr. in tabellone) mentre nel quinto – sulla sua superficie preferita – ha lasciato il segno.
Dopo essersi guadagnato un posto nel main draw a spese di due giocatori di indubbio valore quali Mischa Zverev e Marsel Ilhan, Lajovic si è trovato di fronte il francese Jeremy Chardy, e l’ha battuto con un doppio 6-4, conquistando il primo match Atp in carriera. Non contento si è poi spinto sino ai quarti di finale, rimontando e battendo l’israeliano Dudi Sela (2-6 6-2 6-1). A fermare la sua corsa è stato nuovamente Bogomolov (questa volta a segno molto agevolmente), ma il serbo ha comunque avuto modo di mostrare al grande pubblico il suo tennis pulito e dall’elevato tasso tecnico, privo di un colpo nettamente al di sopra degli altri ma forte di un rovescio a una mano di rara bellezza, e sempre meno presente ad alti livelli. Questo tennis gli permetterà di ritagliarsi altri e sempre più frequenti spazi fra i grandi? Sarà il 2012 a dircelo. Le potenzialità ci sono, le buone intenzioni anche.

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